Tatuaggi in gravidanza: sono concessi?

Tatuaggi in gravidanza
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Linda Tosoni

Ostetrica ed Estetista

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In questo nostro focus sul tatuaggio in allattamento e in gravidanza non possiamo che iniziare dalle basi. Ovvero, che cos’è il tatuaggio? E perché si parla molto della possibilità (o meno) di farsi un tattoo durante i mesi della dolce attesa?

Andando con ordine, ricordiamo che il tatuaggio ha origini antichissime, e che inizialmente la sua fruizione era principalmente per finalità religiose, di distinzione o di abbellimento.

Nei tempi più recenti questa pratica si è poi diffusa in maniera esponenziale, con particolare affezione tra i più giovani, che spesso si fanno regalare il primo tatuaggio al compimento della maggiore età o – addirittura – prima. A conferma di ciò, si tenga conto che in Europa il 30% dei giovanissimi ha un tatuaggio, e che il trend è in continua crescita!

Statistiche a parte, il tatuaggio è una tecnica che permette di decorare la pelle con disegni a colori o monocolore, in maniera permanente. Il pigmento viene lasciato sulla pelle per mezzo di strumenti ad aghi, che creano delle micro-ferite a livello cutaneo, e ne depositano il pigmento rendendolo così definitivo (o quasi!).

In seguito, infatti, la pelle tende a cicatrizzarsi, ed il colore impresso rimane parte integrante dell’area che è stata trattata.

Si possono fare i tatuaggi in gravidanza?

Ma si possono fare i tatuaggi in gravidanza? E che dire di un tattoo semipermanente?

La tecnica utilizzata per realizzare un tatuaggio, comporta l’introduzione nell’organismo di sostanze estranee che possono dar origine a reazioni, a volte imprevedibili, che sarebbe il caso di evitare durante la gravidanza.

I rischi non sono legati tanto all’ambiente in cui vengono praticati i tatuaggi, o dalla professionalità del tatuatore, quanto dai rischi che possono scaturire dalla tecnica stessa. Quindi, tatuaggi e gravidanza non vanno molto d’accordo!

Ricordiamo infatti come la donna in gravidanza abbia un sistema immunitario che lavora diversamente, che è più vulnerabile e che appare meno solido nei confronti di aggressioni, infezioni e ad eventuali reazioni a sostanze che vengono introdotte con una tecnica come questa.

Dunque, anticipando una riflessione sulla quale torneremo nelle prossime righe, farsi un tatuaggio in gravidanza è tecnicamente possibile, ma è altamente sconsigliato per numerosi motivi tra cui:

– rischio igienico, con pericoli di infezioni anche gravi;

– rischio di possibili infiammazioni;

– rischio di possibili allergie o reazioni impreviste.

Tatuaggi gravidanza si o no?

Per essere ancora più chiari, ribadiamo pertanto a questo punto del nostro focus sul tatuaggio in allattamento e in gravidanza che tutte quelle situazioni in cui esistono fattori di rischio reali o potenziali devono essere assolutamente evitate. Di conseguenza, NO ad ogni tipo di tatuaggio in gravidanza, compreso il trucco semipermanente o la dermo-pigmentazione, che riguarda il viso.

La scelta di farsi tatuaggi in gravidanza sarebbe da rimandare a quando sarà terminato tutto il periodo della maternità, dall’inizio della gravidanza passando per il parto e per il successivo allattamento.

Trucco permanente in gravidanza o micro dermo-pigmentazione

Il trucco permanente, chiamato anche dermo-pigmentazione, è una tecnica che si è diffusa molto negli ultimi anni, e che è rivolta principalmente a valorizzare alcuni aspetti del proprio viso. Si svolge in maniera simile al tatuaggio tradizionale ma, sia gli aghi utilizzati che i pigmenti (cioè, i colori impiegati) sono diversi, e differente è di conseguenza l’azione sulla pelle.

Con il trucco permanente si possono ad esempio ritoccare o ridisegnare completamente caratteri e contorni delle labbra, delle sopracciglia o della linea sopra o sotto agli occhi, o la riga infra-cigliare, eye-liner.

In realtà, attraverso questa tecnica si va a ricreare un po’ il concetto di trucco o make-up, che diventa permanente proprio grazie alla procedura con la quale si realizza. Se ben eseguito, si tratta effettivamente di un trattamento molto comodo, meno invasivo ma, a tutti gli effetti, equivalente a un vero e proprio tatuaggio!

La differenza sostanziale è che – come dice la parola stessa, dermo-pigmentazione – gli aghi dovrebbero lasciare il colore del tatuaggio solo sul derma, la parte intermedia della pelle, mentre con il tatuaggio classico si va… anche un pochino oltre. I pigmenti utilizzati sono colori diversi che nel tempo perdono un pochino il colore, sbiadiscono ed hanno bisogno di essere ripresi, ritrattati o ravvivati.

Ma allora si può procedere alla dermo-pigmentazione in gravidanza o sarebbe meglio soprassedere?

In realtà, come in parte abbiamo già riepilogato nelle righe che precedono, l’idea di farsi tatuaggi in gravidanza di questo tipo, anche se meno invasivo rispetto al tatuaggio tradizionale, non è consigliabile per gli stessi motivi per cui è meglio non ricorrere a quelli di tipologia classica. Dunque, è sempre bene rinviare la decisione di sottoporsi a un trattamento di dermo-pigmentazione nei periodi successivi alla gravidanza e all’allattamento.

Si tenga anche conto che durante tutto questo periodo non è nemmeno consigliato correggere o riprendere tatuaggi precedenti!

Tatuaggio sulla pancia

Se quanto sopra è sufficientemente chiaro a tutte le lettrici che hanno seguito gli spunti che abbiamo voluto condividere, dovrebbe esserlo maggiormente il fatto che i tatuaggi sulla pancia in gravidanza non dovrebbero mai essere realizzati, e non solamente per questioni salutari, quanto anche per questioni estetiche!

Ricordiamo infatti che la pancia è una delle zone del corpo che subisce i maggiori cambiamenti durante la gravidanza, e che i tattoo sulla pancia potrebbero dunque subire delle alterazioni, come del resto la pelle su cui sono presenti.

Non sfugge il fatto che durante la gravidanza la pancia aumenterà moltissimo le sue dimensioni per poter accogliere il bambino, e che quindi la cute subirà una sovradistensione importante.

Insomma, durante la gravidanza la pelle cambia notevolmente, tende ad essere più secca e meno elastica, e nasce l’esigenza di aumentare l’applicazione di sostanze idratanti, nutrienti e che consentano una certa elasticità, per adeguarsi alle nuove forme. Se questo è vero, lo è ancora di più nei confronti della pelle sulla pancia!

In questi frangenti, se si hanno già dei tatuaggi impressi sul ventre, è buona abitudine cercare di mantenerli con attenzione, adottando delle abitudini quotidiane nelle quali utilizzare:

– detergenti delicati che non aggrediscano troppo la pelle, alterando le naturali protezioni cutanee;

– abbondanti quantitativi di prodotti cosmetici idratanti e nutrienti. Composti con burro di cacao, burro di karitè, olii vegetali elasticizzanti e protettivi, saranno l’ideale;

– esporsi alla luce solare con protezioni medio alte, preferendo la presenza di schermi fisici a quelli chimici.

Tatuaggio in allattamento: meglio di no!

Giunti a questo punto del nostro approfondimento dovrebbe essere piuttosto chiaro come ricorrere alla tecnica del tatuaggio in allattamento sia da sconsigliare, rinviando questa scelta in tempi successivi.

I tatuaggi in allattamento possono infatti rappresentare pericoli decisamente inferiori rispetto a quelli del tatuaggio in gravidanza (d’altronde, il bambino è già nato!), ma non sono certamente annullati.

La pelle, interessata ancora per qualche mese dagli ormoni della gravidanza, è infatti impegnata a compensare gli stress del periodo che ha dovuto affrontare. Inoltre, l’organismo produce il nutrimento per il bambino, ed il latte potrebbe in qualche modo esserne coinvolto. Insomma, se si è pensato di ricorrere ad un tatuaggio in allattamento, e questo può essere posticipato, sarà sicuramente la scelta migliore!

Tatuaggi all’hennè in gravidanza

I tatuaggi all’hennè che vengono praticati come forma di decorazione in molte popolazioni orientali o africane, sono praticati senza metodi invasivi, con l’applicazione di uno speciale composto sulla pelle.

Tali speciali composti sono applicati sulla pelle attraverso dei piccolissimi “sac à poche”, o siringhe senza ago, con le quali le mani più esperti potranno ricreare meravigliosi disegni. Una volta asciugato, il prodotto depositato si staccherà dalla pelle naturalmente, lasciando impresso il disegno predefinito, con una colorazione ambrata, marrone o nera, del tutto temporanea.

Il tatuaggio all’hennè può infatti durare da pochi giorni fino ad un mese circa, a seconda di come è realizzato e della cura che si vorrà o meno riporre nei suoi confronti.

Attenzione, però. Esistono purtroppo alcuni composti che contengono sostanze come la parafenilendiamina (Ppd), che potrebbe provocare reazioni allergiche anche importanti. Quindi anche se questo tipo sostanza dovrebbe normalmente essere completamente naturale, meglio evitare se si è in gravidanza!

Si possono applicare piercing in gravidanza

Un altro dubbio piuttosto comune da parte delle donne in dolce attesa che desiderano soddisfare la propria ambizione alla bellezza estetica più ricercata è se sia o meno possibile applicare piercing in gravidanza.

Ebbene, come probabilmente già noto, la pratica dell’applicazione di piercing al corpo prevede che un oggetto metallico o comunque un corpo estraneo venga saldamente infisso o applicato ad una parte del corpo. Esistono piercing sulla pancia, sulla lingua, alle orecchie, ai capezzoli, al naso e per quanto possano essere piccoli, le procedure con le quali vengano applicati, sono sempre invasive e pericolose .

Essendo molto elevato il rischio di infiammazioni e infezioni nella fase iniziale, sconsiglio di ricorrere a queste tecniche durante la gravidanza.

È inoltre consigliabile rimuovere gli eventuali piercing in occasione di un ricovero ad esempio per il parto, in quanto se sono molti e anche difficoltosi nella rimozione, potrebbero rappresentare un problema in caso di urgenza.

Nel caso il parto dovesse trasformarsi in taglio cesareo, gli oggetti metallici non sono concessi per il normale funzionamento di alcune strumentazioni presenti in camera operatoria. Meglio non avere piercing in quell’occasione!

Su di me

Linda Tosoni

Dopo un’esperienza professionale ventennale come ostetrica ospedaliera, estetista, insegnante, consulente e titolare di un istituto di bellezza, ho deciso di creare un vero e proprio metodo per l’estetica dedicata alla donna in gravidanza.

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