Come stimolare i capezzoli per il travaglio in modo corretto.

Come stimolare i capezzoli in gravidanza
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Linda Tosoni

Ostetrica ed Estetista

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Se il bambino tarda a nascere, alcune tecniche naturali di induzione del parto potrebbero permettere di stimolare il travaglio e arrivare così alla “meta” in modo più rapido ed efficace!

Ebbene, in tale ambito non tutte le donne sanno che tra i metodi naturali per indurre il travaglio c’è anche quello del corretto stimolo dei capezzoli.

In questo approfondimento cercherò di condividere alcuni suggerimenti su come stimolare i capezzoli per il travaglio, su come farlo in modo corretto e su quali siano le altre tecniche utili per poter stimolare il parto naturale. Scopriamole insieme!

Come stimolare i capezzoli per il travaglio e perché funziona!

Molte donne ritengono che stimolare i capezzoli per il travaglio sia poco più che un “mito”, un rimedio della nonna priva di qualsiasi tipo di evidenza scientifica. In realtà, così non è!

Stimolare i capezzoli della donna che sta cercando di avvicinarsi al travaglio è infatti utile per poter favorire la secrezione e il rilascio di un ormone, l’ossitocina, da parte della neuroipofisi, la struttura che è posta alla base dell’encefalo. Ma perché?

L’ossitocina è un ormone che è in grado di favorire la formazione delle contrazioni da parte delle pareti muscolari uterine. In questo modo si cerca di incoraggiare l’avvio del travaglio, e la discesa del feto verso il canale del parto.

Se tutto ciò ti sembra strano, non è affatto così! L’ossitocina è infatti l’ormone che viene somministrato per via endovenosa alla gestante nell’ipotesi in ci sia necessario indurre o regolarizzare il travaglio. Dunque, suscitare una migliore azione di questo ormone in maniera naturale mediante la stimolazione dei capezzoli potrebbe essere un buon modo per potersi avvicinare in maniera più consapevole al parto.

Ma come stimolare i capezzoli per il travaglio in modo corretto?

Probabilmente il modo più semplice è quello del contatto manuale con gli stessi, mediante sfregamento con i polpastrelli per alcuni secondi, ogni due o tre minuti, per un totale di un’ora. In alternativa, qualora si preferisca o lo si ritenga più comodo, si potrà anche procedere mediante l’utilizzo di un tiralatte.

In ogni caso, è bene ricorrere a questo metodo naturale di induzione del parto solamente alla fine della gravidanza e solo se il bambino ritarda un pochino la nascita, ovvero quando oramai si è superato il termine. In questo modo si eviterà di stimolare un movimento uterino indesiderato prima degli ultimi giorni della dolce attesa!

Induzione parto: l’attività fisica

Può l’attività fisica indurre il parto? La risposta merita un approfondimento un po’ meno sintetico e, proprio per questo motivo, ho deciso di dedicare un paragrafo apposito a tale argomento.

Iniziamo subito con il condividere con l’esercizio fisico è un toccasana per chiunque e, se effettuato senza rischi, lo è anche per la donna in gravidanza. Oltre ad essere benefico per l’organismo e migliorare il buon umore della futura mamma, l’attività fisica può effettivamente stimolare le contrazioni in maniera lieve e naturale.

Peraltro, la buona notizia è che non è necessario impegnarsi con attività fisiche piuttosto gravose o complicate per potersi garantire un buon contributo in tal senso.

Per esempio, un’attività fisica che potrebbe aiutare a indurre naturalmente il travaglio è semplicemente la camminata. Sarà sufficiente una bella passeggiata ogni giorno per poter ottenere buoni riscontri sotto il profilo fisico, e per poter aiutare il proprio bimbo a spingere sulla cervice, favorendo così i movimenti. Peraltro, non è certo una coincidenza o una casualità che la gestante venga spesso invitata a passeggiare avanti e indietro nelle prime fasi di travaglio, a contrazioni già iniziate, per poter favorire le stesse.

Se poi si ha la possibilità, un’altra attività fisica potrebbe essere quella del nuoto, privilegiando lo stile “a rana”. Questo tipo di attività permette infatti di alleggerire la pesantezza che la donna in gravidanza tradizionalmente tenderà ad avvertire, e può inoltre allenare il pavimento pelvico, preparandolo in maniera più flessibile al parto, e favorire le contrazioni.

Stimolazione parto naturale: tutte le tecniche naturali più efficaci

Nelle scorse righe mi sono occupata di come stimolare le contrazioni da parto soffermandomi in particolar modo sull’azione sui capezzoli e sull’attività fisica.

Evidentemente, però, se cerchi informazioni online su come provocare le contrazioni, finirai con il trovare decine di diversi metodi più o meno “accreditabili”, come quello dell’olio di ricino o altri rimedi naturali in gravidanza. Alcuni di questi sono sicuri e naturali, altri sono invece poco consigliabili per la donna che sta cercando di avvicinarsi al travaglio, e che vorrebbe farlo in maniera naturale e privo di pregiudizi per il proprio bambino.

Naturalmente, nelle prossime righe accennerò brevemente solamente ai primi, ovvero a delle tecniche che non hanno alcun effetto collaterale per la futura mamma e per il bebè, fermo restando che – anche in questo caso – non posso che consigliarti di evitare qualsiasi procedura fai-da-te, e di parlare invece con la tua ostetrica o il tuo medico di riferimento per poter comprendere come potersi avvicinare al tanto atteso momento del parto con più sicurezza e serenità.

Chiarito quanto precede, uno dei metodi più citati dalle donne che stanno cercando di arrivare naturalmente al parto è l’uso dei fiori di Bach come gli Impatiens o il Red Chestnut. In alternativa, molte persone consigliano l’uso dei granuli di Aperemus, un composto di natura omeopatica che può stimolare la dilatazione del collo dell’utero e, così facendo, favorire l’inizio del travaglio.

Un rimedio della nonna sempre particolarmente citato è poi quello dell’uso di impacchi caldi, o direttamente sottoporsi a un bel bagno caldo. In questo modo si potrà arrivare a un corretto rilassamento dei propri muscoli, e alla sensazione di un relax che potrà favorire la stimolazione dell’ossitocina, un ormone del quale abbiamo già parlato in relazione alla sua fondamentale importanza per l’avvio delle contrazioni.

Come riconoscere l’avvio del travaglio

Compiute le premesse di cui sopra, può essere utile completare il nostro approfondimento cercando di comprendere come riconoscere l’avvio del travaglio. Ovvero, quali sono i sintomi che ci possono far comprendere che il momento del parto si sta avvicinando?

Le contrazioni

Le contrazioni di “preparazione” al parto, o contrazioni di Braxton Hicks, sono le contrazioni che predispongono l’utero al momento del travaglio. All’inizio le contrazioni sono piuttosto deboli, non sono ravvicinate e non si ripetono in maniera costante. Tuttavia, in un secondo momento diventeranno via via sempre più regolari e frequenti: proprio questo è uno dei segnali più chiari che il travaglio di sta avvicinando, e che dunque i tempi del parto non sono più così lontani.

Purtroppo per la donna che vorrebbe sfruttare queste contrazioni come “spia” del travaglio, a volte può capitare che tali sintomi siano confusi con altre condizioni. Nel dubbio, però, è sempre opportuno tenersi pronte per il lieto evento.

La perdita del tappo

Un altro elemento che potrebbe essere un chiaro segnale di preparazione al parto è quello legato alla perdita del tappo. Ma che cos’è?

Il “tappo” è una piccola massa, di consistenza gelatinosa, anche detto “tappo mucoso”, che protegge l’utero. Il momento in cui il tappo si stacca e cede potrebbe corrispondere a un momento di avvicinamento piuttosto importante al parto, anche se non sempre è così, e non sempre il parto sarà un evento imminente (potrebbero volerci anche alcuni giorni).

In ogni caso, se dovesse verificarsi questa condizione è sempre meglio consultare la propria ostetrica che saprà fornire le giuste istruzioni. Niente paura comunque, la perdita del tappo é Un’evento assolutamente fisiologico.

Le perdite di liquido amniotico

A proposito di perdite, un altro elemento che potrebbe essere equivalente a una spia di travaglio in avvio è la perdita di liquido amniotico, di colore trasparente e inodore.

Anche se non necessariamente si tratta di un segnale di parto imminente, va valutata la rottura così detta “franca” del sacco amniotico o una perdita di liquido detta “idrorrea” che normalmente avviene per la preparazione dei tessuti al parto. Nel dubbio chiedi sempre un consulto.

La respirazione

Come tutte le donne che attraversano la gravidanza ben sanno, man mano che si procedere con l’avanzare dei mesi, le dimensioni del pancione crescono e il peso del bambino pure, la respirazione è sempre più impegnativa. Quando il bambino “scende”, per prepararsi alla nascita, generalmente la donna avverte un’immediata sensazione di sollievo e una migliore capacità respiratoria.

La necessità di urinare frequentemente

Questo ulteriore sintomo è strettamente collegato a quanto sopra. Proprio perché il bambino è sceso, e oramai è pronto per nascere, è probabile che possa premere sulla vescica inducendoti a urinare più frequentemente di prima. Inoltre, In questa fase potrebbero verificarsi degli episodi di dissenteria, anche possibili per l’aumento dei livelli di “prostaglandine”, sostanze che intervengono nella regolazione del travaglio di parto.

Gli ultimi sintomi prima del parto

Nel giorno o nei giorni immediatamente precedenti il parto potrebbero poi crearsi ulteriori sintomi ancora più tipici e caratterizzanti, come ad esempio l’abbassamento della pancia, l’alternanza di condizioni di stanchezza estrema o di ritrovata energia, o ancora il tanto temuto mal di schiena.

Infine, quando ci si trova dinanzi a un parto naturale, si verificherà quello che è il sintomo più chiaro di un parto imminente: la rottura delle acque o, meglio, della sacca che tiene il liquido amniotico, il quale comincerà ad uscire dalla vagina.

In ogni caso, anche dinanzi a tale scenario è bene mantenere la calma, perché non è detto che la rottura del sacco amniotico, conduca a un parto imminente. La nascita del bimbo potrebbe infatti essere distante anche diverse ore e, pertanto, è bene agire con la giusta serenità!

Su di me

Linda Tosoni

Dopo un’esperienza professionale ventennale come ostetrica ospedaliera, estetista, insegnante, consulente e titolare di un istituto di bellezza, ho deciso di creare un vero e proprio metodo per l’estetica dedicata alla donna in gravidanza.

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