Come curare le ragadi al seno in gravidanza

Come curare le ragadi al seno
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Linda Tosoni

Ostetrica ed Estetista

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Il seno è una parte del corpo femminile che da sempre è sinonimo di prosperità e fertilità. Sin dai tempi antichi, le prime forme di scultura e di arte ritraevano donne e dee generose nelle forme, ma soprattutto nella misura del loro seno. Questo forse è dovuto all’immagine che da sempre si attribuisce al sesso femminile, ovvero la figura della vita che procrea e si rinnova grazie ad un piccolo miracolo. In questo processo quasi magico, il seno svolge una funzione fondamentale, e ciò è testimoniato dai grandi cambiamenti che questo subisce durante i 9 mesi della gravidanza. Spesso questi mutamenti rendono la mammella più bella e prosperosa, ma anche più sensibile alle irritazioni (come i tubercoli di Montgomery), e alla secchezza della pelle, che a volte può portare con sé le smagliature e anche le ragadi al seno.

Queste ragadi non sono altro che screpolature o tagli, di diversa grandezza e profondità, che si vengono a formare nella zona del capezzolo e dell’areola mammaria. In taluni casi possono provocare forti sensazioni dolorose, possono essere accompagnate da perdite ematiche e in alcuni casi possono essere presenti in associazione a mastiti.  Di solito fanno la loro comparsa nel primo periodo dell’allattamento, e spesso sono preannunciate dal dolore al seno. Nonostante questa condizione dolorosa accompagni la maggior parte delle donne, si è stimato che solo il 26% manifesta anche queste lesioni.

Le cause dell’insorgere delle ragadi sono diverse: prima su tutte l’adozione di una tecnica di allattamento sbagliata, data da un’attacco inadeguato che porta il neonato a poppare più violentemente e solo sull’estremità del capezzolo. Spesso questo errore viene compiuto anche per via del frenulo linguale troppo corto del piccolo che rendere più difficile la suzione. Infine risultano essere determinanti anche l’anatomia dei capezzoli materni (specialmente se sono rientranti), e alcune predisposizioni genetiche che contribuiscono allo sviluppo di questi tagli.

Quando le ragadi al seno si fanno troppo dolorose potrebbe risultare difficoltoso l’allattamento e ciò potrebbe scoraggiare alcune mamme dall’offrire la propria mammella per la poppata. Inoltre queste lesioni potrebbero rappresentare un pericolo anche per la salute della mamma, in quanto la loro comparsa nel tessuto cutaneo potrebbe diventare la via per l’ingresso nel corpo di batteri, in grado di  ritardare la guarigione delle ferite stesse, o in casi peggiori anche dare origine ad infezioni più serie alle ghiandole mammarie, come la mastite.

In questo articolo vedremo quali sono i rimedi e le cure per preservare il seno, di modo da poter eventualmente prevenire queste lesioni sia nel caso in cui tu abbia ancora il tuo bimbo in grembo, oppure nel caso in cui invece  sia già alla fase di allattamento.

Alleviare il dolore al seno: l’importanza della giusta tecnica per l’allattamento.

Per evitare la comparsa delle ragadi dobbiamo innanzitutto partire dalla tecnica di allattamento, che se ben eseguita ti permetterà di alleviare di molto il dolore provato, e soprattutto non concederà poppate a vuoto al neonato. Per fare ciò bisogna imparare quali siano le posizioni migliori da assumere, sia per te che per il tuo bambino. Vediamole insieme!

Per prima cosa è importante sapere che le posizioni in cui ci si mette per allattare devono variare (seduta, sdraiata di pancia o su un fianco), di modo che il piccolo non si accanisca solo su una parte della mammella. Questo dovrebbe già di per sé prevenire la comparsa di irritazioni e ragadi al seno, ma anche di ingorghi mammari. Inoltre è bene che tu stia comoda e leggermente reclinata indietro, e che il tuo bimbo sia disteso e rivolto verso di te. Per essere più precisi, il bambino dovrebbe stare sdraiato su di un fianco, la sua testa fra le tue braccia, il suo pancino appoggiato al tuo corpo e il suo naso all’altezza del capezzolo, di modo che lo prenda dal basso verso l’alto. In questo modo dovrebbe riuscire a prendere con la bocca buona parte della mammella, e tu dall’alto dovresti vedere, durante la poppata, una parte dell’areola sopra il labbro superiore del bimbo, mentre non dovresti scorgerla oltre il labbro inferiore. Infine devi fare particolare attenzione alle guance del bebè, che non dovranno mostrare le classiche fossette da suzione di biberon, ma piuttosto dovranno apparire gonfie e belle tonde, oltre ovviamente alla posizione del naso e del mento, che devono stare entrambi appoggiati sul tuo seno. Per quanto riguarda nello specifico il nasino del piccolo, fai bene attenzione, prima di attaccarlo, che sia libero e che quindi possa respirare bene durante la suzione.

Un altro errore che spesso viene commesso dalle neo mamme è quello di diminuire la durata della poppata per proteggere il seno dalle ragadi. Questa è una credenza infondata, perché se l’allattamento viene eseguito correttamente non ci sarà bisogno di ricorrere a questi mezzi, che tra l’altro potrebbero risultare dannosi per il bambino. Infatti il piccolo si stacca spontaneamente dalla mammella quando è sazio, e nel caso fosse necessario staccarlo anzitempo, il consiglio è quello di mettere un dito all’angolo della sua bocca e stimolare il rilascio della presa anche grazie alla spinta del seno verso il basso. L’importante è, comunque, evitare categoricamente di strappare troppo bruscamente il pargolo dal capezzolo, così da evitare anche eccessive tensioni e strappi che potrebbero costarti une dose di dolore extra.

Infine è sempre utile ascoltare con attenzione anche i suoni emessi dal neonato durante la poppata, che dovranno ricordare quelli della deglutizione e non quelli di uno schiocco, che invece sono il segnale di suzioni a vuoto. Spesso queste sopraggiungono dopo circa 20-30 minuti, il tempo massimo di una singola poppata oltre il quale il rischio di irritazione aumenta sensibilmente.

Quali sono i rimedi per le ragadi al seno?

Abbiamo visto quanto sia importante adottare la giusta tecnica di allattamento, ma ancora non abbiamo parlato dell‘importanza della prevenzione e gli eventuali rimedi nel caso in cui questa non sia stata svolta correttamente. Se ti trovi ancora durante il periodo della gestazione, devi sapere che ci sono un paio di esercizi che puoi fare prima di procedere con la fase di allattamento, che ti permetteranno di rendere quest’ultima più piacevole e sicura.

Tutto ciò che devi fare è semplicemente massaggiare il seno nell’ultimo periodo della gravidanza, di modo da poter facilitare l’avvio del flusso del latte materno. Grazie a questo massaggio si favorirà l’estroflessione del capezzolo, e magari durante la pratica potrebbe fuoriuscire qualche goccia di latte, molto utile per disinfettare e ammorbidire la mammella. Il massaggio che dovrai eseguire sul capezzolo si divide in due esercizi: uno di rotazione e l’altro di stiramento. Il primo consiste nell’afferrare il capezzolo fra pollice e indice, e successivamente eseguire movimenti rotatori in senso orario e antiorario. il secondo, invece, prevede che i pollici vengano posizionati ai due estremi opposti dell’areola, sia latitudinali che longitudinali, e che successivamente si compia un leggero movimento di stiramento. Queste due tecniche dovrebbero aiutare a migliorare l’elasticità dei tessuti, diminuendo così la possibilità di incorrere nelle ragadi.

Igiene personale durante l’allattamento

Mantenere il proprio seno pulito e idratato durante l’allattamento è fondamentale per la tua salute e quella del bambino. Con la corretta igiene personale, infatti, si può sicuramente migliora la situazione delle ragadi, ma anche di vari altri disturbi legati all’allattamento.

Per fare ciò è sufficiente lavarsi le mani prima della suzione e di mantenere il seno pulito e asciutto, senza però utilizzare detergenti e saponi aggressivi che potrebbero compromettere la cute della zona. Per pulire i capezzoli, soprattutto prima di una poppata, si può optare per delle faldine di cotone naturale per la detersione, le quali devono essere prive di ogni componente tensioattiva, parabeni e sostane di origine minerale, ma soprattutto non devono conferire strani odori o sapori che potrebbero indispettire il bimbo. In assenza di queste, si può sempre ricorrere a una garza sterile imbevuta in acqua bollita e applicarla sul seno con un movimento che va dal capezzolo verso l’areola. L’importante, comunque, è non esagerare con l’igiene: lavare il seno più di una volta al giorno o farlo con forza e prodotti inadatti potrebbe rimuovere ed alterare il film idrolipidico protettivo della pelle, rendendola così più secca e soggetta ad irritazioni.

Dopo aver allattato il pargolo, bisogna lasciar asciugare i capezzoli all’aria oppure tamponarli con un panno pulito. Questo è di fondamentale importanza se si vuole evitare la macerazione della pelle a contatto con gli indumenti se il capezzolo è ancora umido. Un’ottimo rimedio è quello di cospargere il capezzolo con un pochino di latte risiduo dopo l’allattameto, lasciandolo asciugare,  sarà in grado di riparare e preservare la cute in maniera ottimale. A tal proposito, esistono delle coppette assorbenti e traspirante da indossare subito dopo la poppata, che andranno rimossi una volta che diventano umidi.

Vestiario e alimentazione

Anche il modo di vestire e il vostro regime alimentare possono influire sulla salute del vostro seno. Da sempre si consiglia alle donne incinta e in fase di allattamento di indossare solo intimo e magliette di cotone traspirante, che siano morbide e che non comprimano troppo il seno, di moda da poterlo lasciare più libero di respirare. Questo è utile soprattutto dopo le poppate, perché questi indumenti faciliteranno l’asciugatura rapida dell’areola e quindi aiuteranno la guarigione. Se invece il dolore si fa troppo intenso durante l’allattamento, allora si può pensare di ricorre anche ad un paracapezzolo di silicone, il quale vi aiuterà a proteggervi da ulteriori lesioni. Ricordate però che l’attacco viene completamente alterato con la presenza del paracapezzolo e quindi bisogna ridurne l’impiego il più possibile.

Inoltre anche ciò che mangiamo è importante, perché determinati alimenti sono in grado di favorire la cicatrizzazione e la guarigione, come ad esempio i cibi ricchi di vitamina A e beta-carotene (carote e melone), oppure cibi con le proprietà rigeneranti e antiossidanti della vitamina C (agrumi e frutti rossi). Sconsigliati invece gli alimenti irritanti e piccanti, che invece potrebbero portare ad un peggioramento della tua condizione.

 

Crema per ragadi al seno: il Mamybutter di Linda Tosoni

Abbiamo visto come le ragadi al seno abbiano diverse cause di insorgenza, e che spesso tra queste ci sia un‘eccessiva secchezza della cute, accompagnata da una generale perdita di elasticità. La domanda dunque sorge spontanea: esiste una crema in grado di combattere la comparsa di questi fastidiosa condizione?

Quando si tratta del benessere di una mamma, è sempre meglio affidarsi a creme cosmetiche di alta qualità. Per questo ti consigliamo di optare per il Mamy Butter, detto anche Burro di mamma, un cosmetico di alta gamma in grado di combattere e prevenire alcuni inestetismi del seno che hanno la loro genesi nella rottura delle fibre di collagene e nella secchezza della pelle. Questo burro contiene tutti gli ingredienti che ti saranno utili per combattere le ragadi al seno, creando uno strato protettivo e idratante sopra la tua cute. Questo dovrebbe aiutarti a sfiammare i tessuti della mammella, rendendo l’allattamento meno doloroso. Una sola raccomandazione: elimina ogni residuo di crema prima della poppata, di modo che il bimbo non abbia problemi durante la suzione.

 

 

 

 

Su di me

Linda Tosoni

Dopo un’esperienza professionale ventennale come ostetrica ospedaliera, estetista, insegnante, consulente e titolare di un istituto di bellezza, ho deciso di creare un vero e proprio metodo per l’estetica dedicata alla donna in gravidanza.

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